Donna anziana sorridente con badante che la sostiene

Lavoro domestico come pilastro silenzioso del welfare italiano. Dietro la possibilità per molte persone anziane di continuare a vivere nella propria casa ci sono sempre più spesso figure fondamentali come colf, assistenti familiari e personale Asa, che ogni giorno sostengono le famiglie nella cura dei propri cari.

“Badanti” e collaboratrici familiari: chi si occupa della cura

Secondo gli ultimi dati del settimo Rapporto dell’osservatorio Domina nel 2024 in Lombardia i lavoratori domestici regolarmente assunti sono 158.378. Le collaboratrici familiari rappresentano il 55,6%, mentre le “badanti” costituiscono la restante parte.

Il settore genera un valore economico stimato di 3,9 miliardi di euro, pari allo 0,9% del Pil regionale, a fronte di una spesa complessiva delle famiglie di circa 1,7 miliardi di euro. Si tratta di un ambito caratterizzato da una forte presenza femminile (88,2%) e da una prevalenza di lavoratrici straniere (79,7%), in gran parte provenienti dall’Europa dell’Est, dall’Asia e dall’America Latina.

Un bisogno che cresce, anche in Valtellina

All’interno di questo scenario, la provincia di Sondrio presenta alcune caratteristiche particolari. La presenza di collaboratrici familiari rispetto alla popolazione residente è infatti più bassa rispetto alla media regionale: 2,7 ogni 1.000 abitanti contro una media lombarda di 8,8.

Il quadro cambia però quando si guarda a chi è chiamato ad assistere le persone over 80 (assistenti familiari e Asa). In questo caso l’incidenza è del 6,7 ogni 100 anziani, un dato superiore a quello di province come Lodi, Pavia e Cremona e non molto distante da Mantova e Lecco.

Un segnale chiaro: anche nei territori di montagna la domanda di assistenza domiciliare è destinata a crescere. E d’altra parte le proiezioni demografiche mostrano che l’invecchiamento della popolazione continuerà ad accelerare. Secondo le stime, in Lombardia entro il 2050 la popolazione anziana aumenterà del 72,7%, arrivando a circa 1,3 milioni di persone, mentre il numero di bambini è destinato a diminuire.

Questo scenario rende evidente la sfida: garantire qualità della vita alle persone anziane e allo stesso tempo sostenere le famiglie che si prendono cura di loro.

Rafforzare la domiciliarità in un territorio complesso

È proprio in questo contesto che assume un valore particolare il progetto “A casa tutto bene”, attivo nei distretti di Sondrio e Morbegno.

L’iniziativa è nata proprio con l’obiettivo di rafforzare la domiciliarità, cioè la possibilità per le persone anziane di continuare a vivere nella propria casa in sicurezza, autonomia e serenità, senza lasciare sole le famiglie nel compito della cura.

Un progetto che attraverso il lavoro delle assistenti familiari e del personale Asa si integra con la rete dei servizi già presenti sul territorio, offrendo un accompagnamento personalizzato alle persone over 65 e ai loro caregiver.

Attraverso la figura del care manager, gli anziani e le loro famiglie vengono aiutati a orientarsi tra le diverse possibilità di supporto, costruendo un piano di cura su misura che può includere assistenza domiciliare, sostegno nelle attività quotidiane, interventi per la sicurezza domestica e servizi di telesoccorso.

In un territorio come la Valtellina, caratterizzato da piccoli comuni e distanze che possono rendere più complessa l’organizzazione dei servizi, la possibilità di contare su una rete di supporto integrata diventa fondamentale.

Progetti come “A casa tutto bene” rappresentano proprio questo: un ponte tra famiglie, assistenti familiari e servizi del territorio, capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze e di sostenere chi si prende cura ogni giorno delle persone anziane.